Ics
- 5 mag 2018
- Tempo di lettura: 1 min

Fino qualche anno fa, la lettera X (ics) non la nominavamo nemmeno nell'alfabeto. Sì, qualcuno la pigliava in prestito se chiamava un tassì ... ma, al netto dei suonatori di xilofono e di certi elettori socialisti, la più parte degli italiani avrebbe potuto benissimo farne a meno. La compulsiva ricerca della contrazione nei messaggini va invece sancendo il trionfo di questo segno che ricorda la Croce di sant'Andrea, con manifestazioni che debordano ormai nella scrittura corrente. I social network hanno fatto il resto, garantendo diritto di cittadinanza a lemmi quali xò xkè ecc. Credo di aver intercettato financo un "axicena" e se sono qui a scriverlo è a dire che ne sono sopravvissuto. Insomma, non ce l'ho con chi impugna le "ics" come fossero un segno matematico e ne ricava un "per". Non esulto ogni volta che le leggo, non le uso ma nemmeno me ne faccio un problema. Se solletico la vostra attenzione sulle "X" è perchè le vedo invece usate spesso in versione edulcorante, come a mitigare la forza espressiva di certi termini. Ok, inutile girarci intorno. Mi spiego meglio con un esempio. Cazzo=caxxo. E via così per osmosi su ogni possibile dilatazione dell'uso: caxxaro, incaxxarsi, stocaxxo, sticaxxi ed ecchecaxxo. Anche qui, non sono un esteta della parolaccia a tutti i costi e certo non mi nomino custode della purezza della doppia zeta. Ma al di là dell'acrobazia da keyboard, non vedo differenze tra cazzo e caxxo. Anzi, per dirla tutta, quelle "ics" che ipocritamente parrebbero arginare la volgarità ... mi fanno incazzare, cazzo.


Commenti