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Un caffè, per favore

  • 5 mag 2020
  • Tempo di lettura: 1 min

Dopo due mesi, stamattina sono tornato a dire una delle frasi più ricorrenti del mio asciutto glossarietto: "Un caffè, per favore". Il bar vicino casa ieri è tornato a far fischiare la sua macchina espresso, ma solo oggi sono riuscito a vincere l'emozione per sussurrare la mia comanda. Certo, eravamo con la mascherina e sono uscito con un bicchierino di carta ... ma il mio euro è finalmente tornato a tintinnare allegro sul bancone. Non c'è maccherone che tenga al confronto; è il caffè ad affratellarci tutti, da Aosta a Trapani. Nel roteare il cucchiaino nella nera pozione è come leggessimo tutti la stessa storia, in quel moro mulinello ci sono i vespri siciliani, le 5 giornate di Milano, la Repubblica Romana del '49, nel tintinnio del metallo sul vetro ci sono Volare e Io-sono-un-italiano, Modugno&Cotugno, Eduardo ed Eco, in quell'aroma c'è il profumo del mirto sardo e quello delle mele del Trentino. Insomma, dire "un caffè, per favore" equivale a dire "Buongiorno, Italia". Però stavolta nel berlo ci ho trovato un gusto in più: c'era il sapore degli auguri, c'era dentro un "forza, dai che si riparte".

 
 
 

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